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L’ultrattivita’ delle graduatorie concorsuali della Polizia di Stato, dopo il decreto Milleproroghe 2012 e la sentenza n. 14/2011 dell’Adunanza Plenaria

di Diana Argenio, avvocato in Bologna

1. (La validità triennale delle graduatorie – ambito di applicazione).

A fini meramente chiarificatori, appare utile effettuare una breve ricognizione della normativa che nel tempo si è succeduta sul punto.

Il riferimento va, innanzitutto, all'art. 8 del d.P.R. 3/1957, il cui comma 3° (introdotto dalla L. 305/1975) stabilisce che "nel caso che alcuni dei posti messi a concorso restino scoperti per rinuncia, decadenza o dimissioni dei vincitori, l'amministrazione ha facoltà di procedere, nel termine di due anni dalla data di approvazione della graduatoria, ad altrettante nomine secondo l'ordine della graduatoria stessa".

Ultimo aggiornamento ( Domenica 22 Gennaio 2012 19:15 ) Leggi tutto...
 

La dimensione territoriale ex D.L. 78/2010: un parametro necessario per le unioni ed utile per le fusioni. Prime riflessioni (e perplessità) sulla L.R. Toscana n. 68/2011 e sui progetti in Veneto ed Emilia Romagna.


di Diana Argenio, avvocato del foro di Bologna

Come noto, l’art. 14, comma 30° del D.L. 78/2010 ha imposto alle regioni di individuare – con propria legge e secondo i principi di economicità, efficienza e riduzione delle spese – la “dimensione territoriale ottimale ed omogenea per area geografica[1] per lo svolgimento, mediante convenzione od unione, delle funzioni fondamentali comunali di cui all’art. 21, 3° L. 42/2009[2] e di stabilire, nei confronti dei comuni che presenteranno una dimensione territoriale inferiore a quella ottimale, un termine entro cui avviare l’obbligatorio esercizio in forma associata.

Sebbene esclusivamente rivolta a quelli che possiamo, per comodità definitoria, chiamare “piccoli comuni” (ovverosia, con popolazione superiore a 1000 ma inferiore a 5000 abitanti), la citata disposizione statale offre comunque l’occasione per rivalutare in modo più ampio e generalizzato il parametro territoriale.

Un’occasione che, rispetto alle attuali prospettive, appare essere stata poco sfruttata in Veneto, totalmente mancata in Emilia Romagna e prontamente colta in Toscana.

Ultimo aggiornamento ( Domenica 15 Gennaio 2012 17:37 ) Leggi tutto...
 

“Unione o fusione di comuni?” – una vexata quaestio: i progetti bolognesi di Valsamoggia e Reno Galliera

di Diana Argenio H., Avvocato del Foro di Bologna

(Premessa).

 

Al di là di qualsivoglia presa di posizione campanilistica (a differenza di quanto avvenga con la costituzione ex novo di un comune unico, la gestione associata non mette, infatti, “a repentaglio” l’identità storica e sociale del singolo comune coinvolto), non si può non riconoscere e considerare la profonda diversità, sia per struttura che per finalità, che sussiste tra unione e fusione di comuni. Una diversità, a ben vedere, che da sempre – ma oggi, forse, più che mai – è fatta oggetto di dibattiti ed alterne proposte. Con la presente trattazione, si è per l’appunto voluto cogliere l’occasione di due recentissimi e pionieristici progetti di fusione in provincia di Bologna, per affrontare più da vicino le distinte posizioni in ordine all’annosa questione “unione o fusioni di comuni?” e per valutare – attraverso il quadro normativo di riferimento, i dati statistici ad oggi raccolti e le esperienze italiane sinora maturate – le opportunità che queste due forme di aggregazione comunale hanno già saputo e possono ulteriormente offrire. Per esigenze redazionali e per un più agevole inquadramento della questione, si è proceduto ad una suddivisione dell’argomento in tre scaglioni: “Parte I – La normativa statale e regionale”; “Parte II – Le unioni di comuni in Italia ed in Emilia Romagna”; “Parte III – I progetti di fusione in provincia di Bologna e la costituenda città metropolitana”.

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 05 Agosto 2011 15:28 ) Leggi tutto...
 
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